Diciamoci la verità.
Che mamma non ha fantasticato sull’avere un bambino ideale?
Un visino angelico appoggiato al tuo petto, la luce che ti accarezza dalla finestra, la casa avvolta nel silenzio, mentre il tuo piccolo dorme sereno…
Un’immagine celestiale. Invece spesso la realtà dei primi mesi da neomamma è più simile a una battaglia nella giungla del Vietnam: poco sonno, niente riposo e sempre all’erta.
La neomamma vuole dare il meglio di sé, ma in questa impresa deve affrontare numerosi nemici:
- La stanchezza fisica e mentale che accompagna il cambiamento (impegnativo) di tutta la sua sfera vitale;
- Le notti in bianco, quando deve diventare un ninja per mettere il bambino nella culla ma lui si sveglia dopo 60 secondi esatti;
- I pianti inspiegabili;
- I consigli non richiesti di parenti, suocera, nonni e amiche;
- L’ansia per qualsiasi cosa collegata al bambino.
L’intensità è diversa, ma più o meno tutte le mamme hanno a che fare con questi “nemici”.
Ma ce n’è uno che vince su tutti.
Il Voldemort che si nutre delle loro anime: IL SENSO DI COLPA
Inizia dal primo momento in cui si sa di essere incinta e non finisce mai, perché c’è sempre qualcosa che NON STAI FACENDO BENE:
- se non canti al bambino in gravidanza
- se allatti troppo o troppo poco
- se non fai yoga/pilates/torni in forma perfetta dopo il parto
- se non applichi il Metodo Montessori fin dall’inizio
- se chiedi l’epidurale
- se non fai il parto in acqua, lotus birth, ecc
- se torni al lavoro presto
- se non torni al lavoro
- se lo metti in fascia
- se lo porti nel passeggino
- se il bambino piange
- se ogni tanto vorresti scappare per almeno un’oretta
Le mamme vorrebbero dare il meglio ma sono umane e comunque facciano ci sarà sempre qualcuno pronto a criticare.
La verità è che ci sono tante cose che non si possono controllare, ma ce ne sono altre sulle quali puoi (e devi) decidere.
Pensiamo al tipo di alimentazione, alla scelta dei giochi o all’educazione, passando dai prodotti da usare per il bagnetto o le creme per il sederino. Faresti di tutto per dargli il meglio e, come mamma, vorresti essere in grado di proteggere sempre tuo figlio.
Così come scegli ad esempio il latte o un’alimentazione priva di sostanze che possano danneggiarlo, sicuramente pensi anche a proteggere la sua pelle.
Ma sai davvero da cosa devi proteggere la sua pelle?
L’abbigliamento, insieme alle creme e ai prodotti per la cura dell’igiene, contiene le sostanze con cui i bambini entrano maggiormente in contatto ogni giorno.
E se negli ultimi anni è aumentata la cosapevolezza sulle sostanze contenute in creme e bagnoschiuma, non è successo ugualmente per quanto riguarda i vestiti.
Nonostante ci sia maggior conoscenza degli ingredienti all’interno di creme e oli, c’è ancora un importante lavoro di sensibilizzazione da fare.
Innanzitutto, l’utilizzo di creme e di oli nei neonati però può avere gravi controindicazioni.
Infatti è possibile che per cercare di rimediare un problema come possono essere le piaghette sotto il collo, si sensibilizzi ulteriormente la pelle sottoponendola ad altre sostanze pericolose.
Con il tempo, queste sostanze potrebbero trasformare una semplice irritazione in dermatite irritativa da contatto, dermatite allergica da contatto o nei casi peggiori in dermatite atopica.
Per non parlare del danno che potrebbero creare alle ghiandole sudoripare, che nei neonati non sono ancora sviluppate. Se i dotti che devono espellere il sudore sono ostruiti da creme e olii, si producono disturbi infiammatori che si manifestano attraverso la comparsa di piccole vescicole che provocano un prurito insistente.
Il bambino si lamenta, piange, si gratta e può provocarsi delle escoriazioni che a loro volta possono infettarsi, peggiorando la situazione.
Ma non finisce qui. Altri effetti indesiderati delle creme e degli olii sono:
✓ Ci mettono tanto per essere assorbite;
✓ Ungono e si appiccicano sui vestiti se non sono ben assorbite;
✓ Irritano se vanno su un raschietto o su qualche zona a pelle scoperta;
✓ Il profumo della crema infastidisce l’olfatto delicato del bambino che deve sopportarlo per tutto il giorno;
✓ Il profumo delle creme spesso maschera l’odore del bambino.
Non a caso, gli esperti ritengono che la pelle sana dei neonati e dei lattanti non richiede l’uso di prodotti specifici.
E cosa succede invece per quanto riguarda i vestiti?
In questo senso c’è molta meno informazione e meno consapevolezza di quanto un tessuto possa nuocere la delicata pelle di un bambino.
Ti do un po’ di dati.
L’industria tessile utilizza un quarto dei prodotti chimici del mondo ed è stata incolpata per il 20% dell’inquinamento idrico globale, rendendolo il secondo più grande inquinatore di acqua dolce del pianeta.
Queste sostanze vengono utilizzate nel processo produttivo per conferire al prodotto una determinata caratteristica (colore, capi idrorepellenti, ecc) oppure per evitare la creazione di muffa durante il trasporto.
Tali sostanze possono distaccarsi dai capi di abbigliamento quando vengono a contatto con acqua o sudore, con luce solare oppure per attrito fisico (per sfregamento) e andare a contatto con la morbida pelle del neonato.
La pelle dei piccoli però presenta delle difese molto ridotte a causa di un sistema non ancora sviluppato.
Questi prodotti sovraccaricano la naturale capacità di neutralizzazione della pelle, danneggiano la struttura delle cellule e rovinano la barriera protettiva.
In questo modo, la funzione barriera della pelle risulta compromessa ed è meno resiliente.
Quindi, diventa ipersensibile ed è soggetta ad infezioni, malattie come la Dermatite Atopica e a condizioni come la Rosacea, un disturbo della pelle che si presenta come un arrossamento e vasi sanguigni in evidenza e che colpisce principalmente le guance, la fronte e il naso.
Come facciamo a proteggere la delicata pelle dei bambini, allora?
Beh, non è sufficiente con cercare il biologico o affidarsi alle certificazioni (ho già scritto sul cosiddetto cotone biologico) .
In realtà, l’unico metodo per verificare l’assenza di sostanze chimiche pericolose per la pelle è il test di CITOTOSSICITÀ.
Questo test rileva la capacità di una sostanza di danneggiare le cellule e viene eseguito da laboratori certificati.
Un capo che passa questo test vuol dire che non metterà in pericolo la pelle di tuo figlio.
Certo, non puoi far eseguire un test di citotossicità su ogni capo di abbigliamento che acquisti.
Dall’altro lato, imparare a leggere le etichette e saper riconoscere ciò che è dannoso per la nostra salute è un passo fondamentale per combattere le dermatiti.
Ma in generale, come possiamo sapere quali sono i capi adatti ai neonati?
Un capo adatto ai neonati deve avere le seguenti caratteristiche generali:
- Essere assorbente e traspirante;
- Utilizzare cuciture bebè-friendly;
- Essere stato sottoposto a un test di CITOTOSSICITÀ certificato da un laboratorio accreditato;
- L’etichetta deve indicare la tracciabilità del processo produttivo e dell’origine delle materie prime.
Nella mia esperienza nel settore tessile e dopo anni di ricerca, sono riuscito a creare un report nel quale approfondisco le luci e ombre del settore tessile e la correlazione tra i vestiti e i disturbi della pelle. In più, ho inserito una guida alla scelta dei vestiti che proteggono la pelle dei bambini.
Ho deciso poi di divulgarlo gratuitamente per aiutare le mamme a vivere i primi mesi insieme al loro bambino, con la maggior serenità possibile.



