Non ha fame, non ha il pannolino sporco, non sembra avere le coliche, non sembra avere nulla… ma allora perché continua a piangere?
Non c’è bisogno di dire che il pianto di un bambino è logorante e può portare i neogenitori, specie la mamma, a vivere i primi mesi di vita del nuovo arrivato con ansia e malessere.
Da uno studio dell’Università di Toronto (2016) risulta che gli adulti sottoposti al pianto continuo di un neonato vanno in una sorta di “conflitto cognitivo”…
Ovvero, vedono rallentati i loro processi decisionali.
Questi, tra altri, sono gli effetti. Ma cosa sappiamo sulle cause, invece?
Sappiamo che i neonati sono molto sensibili e oltre alle cause più comuni, ormai è noto che anche i rumori, certi odori intensi e persino una certa agitazione nell’ambiente che lo circonda possono scatenare il loro pianto. Per dire, ci sono neonati che in un certo senso si spaventano dei loro movimenti intestinali.
Bisogna dire che il pianto è lo strumento di comunicazione del neonato, ovvero, un modo di dire qualcosa a mamma e papà.
Ma se il pianto è continuo e mamma e papà le hanno provate tutte?
Solo chi è passato da questa esperienza sa quanto sia impegnativa. Per fortuna si sa sempre di più sul pianto dei neonati ma ancora ci sono troppi luoghi comuni: “così piccolo e fa già i capricci”…
E altre cause invece che non vengono tenute in considerazione. Ad esempio, parlando di sensibilità…
Hai mai pensato che il bambino possa sentirsi scomodo? Come sente i vestiti addosso?
Ricerche recenti hanno dimostrato che i bambini piccoli si sentono infastiditi dagli sbalzi di temperatura, lo sfregamento dei tessuti sulla pelle, le cuciture dei vestitini o i bottoni sulla schiena delle tutine.
Esiste addirittura un indicatore dell’interazione tra tessuto e pelle che si chiama COMFORT SENSORIALE. Come già descritto in questo articolo il comfort sensoriale comprende le sensazioni piacevoli come morbidezza e le sensazioni spiacevoli come graffi, rigidità o l’appiccicarsi del tessuto alla pelle quando questa è sudata.
Sentire troppo caldo e sudare, insieme alla bassa qualità della maggior parte delle fibre sono il terreno perfetto per irritazioni e pruriti.
Ma non è colpa solo del sudore. Un rigurgito che finisce sulla tutina e mette in contatto un tessuto non adatto impregnato di acido e la pelle del bambino è fonte di possibili irritazioni.
Infatti, i tessuti a contatto con la pelle dei nostri figli dovrebbero essere assorbenti e traspiranti… e questo lo puoi controllare da sola:
Prova a versare sul tessuto una goccia di acqua. Se questa viene assorbita immediatamente il test è superato altrimenti cambiare il capo. Sui tessuti estivi la goccia sarà riassorbita più velocemente rispetto a quelli invernali. Se comunque si forma una piccola goccia il tessuto non è assorbente e traspirante e indica la presenza di sostanze chimiche idrofobe utili a rendere il tessuto più morbido al tatto, ma che nuociono la salute di tuo figlio.
Ricorda bene: non deve formarsi nessuna goccia neanche per un attimo, ma deve essere subito assorbita.
Poi c’è anche la pulizia del piccolo, che sembrerebbe andare a risolvere la questione sudore e rigurgiti ma a volte non si fa altro che peggiorare la situazione senza saperlo, soprattutto se vengono usate le solite salviettine umidificate.
Gli esperti concordano che uno dei metodi più naturali e quindi consigliato è quello di fargli un bel bagnetto anche quotidiano e di breve durata, con acqua tiepida per far rilassare i più piccoli, contribuendo a rimuovere i residui dell’inquinamento ambientale, oltre al sudore, rigurgiti, ecc.
Diciamo che in genere, se ci sono dei problemi alla pelle l’obiettivo deve essere quello di ristabilire il Ph, che a causa degli attacchi ambientali è diventato più alcalino, e riportarlo quindi ai livelli più acidi permettendo alla funzione barriera di essere più efficace.
Ma tornando alle cause del pianto, il bambino potrebbe avere troppo freddo o troppo caldo. Il sistema di termoregolazione dei neonati è diverso da quello degli adulti, per cui un neonato potrebbe avere problemi a mantenere la temperatura in un ambiente che è termicamente confortevole per un adulto.
Per esempio, un bimbo alla nascita nudo in un ambiente a 23°C ha la stessa perdita di calore di un adulto in un ambiente a 0°C. (Fonte OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità).
Ora pensa: e se fosse una di queste cose ciò che ti separa da una lunga notte di riposo?
Cioè, hai passato delle notti insonne, giornate con il bambino in braccio, sentendoti in colpa per non riuscire a calmare tuo figlio ma anche arrabbiata perché non la smette e quindi poi più in colpa. (Sì, è normale arrivare a questo punto. Una mamma è un essere umano)
Che poi insieme ai consigli non richiesti delle nonne, la situazione diventa una ferita sulla quale viene versato il sale.
Tra questi consigli c’è la lotta perenne su come vestire il bambino. Basta un soffio di vento e, per la nonna, l’otite è in agguato; oppure il bambino per stare bene deve avere le guancette rosse (che a volte indicano che ha caldo).
Dunque: cappellini di lana, sciarpe, maglie della salute e strati di indumenti troppo pesanti per far fronte anche a tiepide giornate autunnali.
Tuttavia, l’ultima cosa di cui ha bisogno una mamma (a maggior ragione se è una neomamma) è un carico di ansia ingiustificata, che vada a sommarsi a quella naturale già insita nel ruolo materno.
Per fortuna, la maggior parte delle convinzioni delle nonne in materia di cura ed educazione dei bambini, è stata smentita e demolita da pediatri e specialisti in psicologia infantile.
Anche qui, non è colpa loro. Ai loro tempi la scienza non aveva studiato i meccanismi di termoregolazione dei neonati come ha fatto più recentemente.
Comunque, per spiegare alle nonne che i bambini in media sentono meno il freddo degli adulti, e soprattutto degli anziani, non resta che farsi accompagnare una volta dal pediatra. Il medico troverà le parole giuste per porre fine alla “dittatura” del berretto di lana in ogni stagione.
Dall’altro lato la neomamma deve fidarsi del suo istinto materno e del fatto che con l’esperienza, già a partire dal primo giorno dopo la nascita, imparerà a conoscere meglio il proprio bambino e a saper capire il peso adatto dei tessuti, gli strati di indumenti da utilizzare e a riconoscere tempestivamente quando il bambino avrà freddo o caldo.
Quindi… e se alla fine la pace di tutta la famiglia fosse questione di scegliere i vestiti giusti?
Può sembrare ironico ma per il benessere dei genitori e del bambino non bisogna sottovalutare la scelta dell’abbigliamento di quest’ultimo.
Perché non stiamo parlando “solo” di freddo e caldo o cuciture e bottoncini (che già da soli possono comunque compromettere un’intera nottata), ma anche di sostanze tossiche nella lavorazione delle fibre e materiali più o meno traspiranti.
Forse il bambino sente prurito perché, appunto, questi residui chimici irritano la sua pelle.
Ma tu, come puoi sapere qual è il tessuto adatto alla pelle di tuo figlio? Come vestire un neonato in modo da prevenire mesi di pianto?
Per aiutarti a conservare e preservare il benessere e la morbidezza della pelle del tuo bambino, evitando che il piccolo pianga e si lamenti continuamente per fastidi, ho creato un report di approfondimento che puoi scaricare gratuitamente qui sotto.
Si tratta di un mix tra ricerca e decenni di esperienza nel settore tessile, che spero possano aiutare la tua famiglia a trovare un pochino di serenità e rendere giustizia al gioiello di creatura che hai messo al mondo.
In questo speciale scoprirai:
- Da cosa dipende la comodità dei neonati
- Il lato oscuro dell’industria dell’abbigliamento per neonati e le menzogne raccontante per aumentare i profitti
- L’importanza dei tessuti a contatto con la pelle del bambino (anche se non l’avresti mai pensato) sulla salute del tuo bambino e sul tuo benessere psico-fisico;
- Una guida in 10 passi alla scelta dei vestiti per neonati



