Il tuo bimbo soffre di dermatite? Presenta spesso degli arrossamenti o irritazioni alla pelle? Potrebbero essere i vestiti

Diversi studi a livello internazionale mostrano che nel 70% dei casi sul totale delle nascite, i bambini nei primi mesi di vita presentano delle lesioni transitorie alla pelle.

 

Si tratta di manifestazioni cutanee che compaiono solitamente entro il primo mese di vita e proseguono nell’arco dei primi due anni, ma hanno una regressione veloce e spesso spontanea senza bisogno di alcun trattamento specifico. I più frequenti sono l’acne neonatale, l’eritema tossico neonatale (ETN), la milia, la miliaria ecc. 

 

Sono delle eruzioni cutanee, spesso rossastre, che presentano caratteristiche diverse e che in generale sono di causa sconosciuta.

 

Come ipotesi principali delle cause, troviamo:

  • I fattori esterni naturali, come gli sbalzi di temperatura
  • Sporco e inquinamento dell’ambiente
  • Latte e derivati del latte
  • Una carenza del sistema immunitario che produce cellule immature

 

Le forme meno gravi di reazione sono le irritazioni causate dallo sfregamento della pelle, che sono molto frequenti e nella maggior parte dei casi sono momentanee. Di solito durano fin quando il valore del pH della pelle non viene ristabilito.

Le irritazioni da sfregamento però non devono essere prese sottogamba poiché possono trasformarsi in dermatite irritativa da contatto (DIC) o dermatite allergica da contatto (DAC) o nelle forme più gravi quali la dermatite atopica. Questo avviene quando la pelle viene a contatto per più volte con un agente irritante.

 

Siccome i meccanismi di auto-protezione presenti nella pelle sana di un bambino sono meno sviluppati, la funzione della barriera epidermica può risultare poco efficiente, rendendo la pelle suscettibile all’insorgenza di malattie e vulnerabile ad agenti chimici (e all’aggressione microbica).

Nel caso della dermatite atopica stiamo parlando di una situazione cronica che crea vero disagio al bambino che si gratta, provocandosi delle escoriazioni, che a loro volta diventano il terreno perfetto per i batteri…

 

E se subentra l’infezione, il quadro si fa più complicato.

Come ho già scritto in altri articoli, le sostanze chimiche che vengono utilizzate nella produzione dei capi di abbigliamento  possono risultare dannose per la pelle dei bambini.

Quindi, nella via crucis per la diagnosi e ricerca della causa delle dermatiti non è da sottovalutare il tipo di tessuto con cui il bimbo è a contatto tutti i giorni.

 

Non a caso…

DIVERSI STUDI INTERNAZIONALI DI DERMATOLOGIA PEDIATRICA HANNO DIMOSTRATO CHE LE DERMATITI DA CONTATTO NEI BAMBINI SONO IN CONSTANTE AUMENTO

 

E le statistiche dicono che, solo in Italia, circa un milione di bambini fra 0 e 14 anni deve fare i conti con una dermatite.

Purtroppo l’industria tessile (come altre) guarda solo i margini di guadagno ed esistono diversi modi per aggirare controlli e certificazioni. 

Persino il biologico o il made in Italy molto spesso non sono tali, ma ormai queste informazioni sono anche scontate e banali (chi ci crede più?).

Così come in tema di alimentazione è difficile trovare alimenti genuini per nutrire i bambini al meglio, scegliere i vestiti che li tengano al riparo di un’industria senza scrupoli, non è da meno.

 

Purtroppo, la consapevolezza generale in questo senso è minore. Tante mamme cercano soltanto di evitare alcuni tessuti come il poliestere, ma non è sufficiente.

 

Ad esempio, materiali come la ciniglia o la felpa contengono aggiunte in poliestere. Certo, sono morbidi al tatto, con una buona capacità di isolamento… ma con un basso livello di assorbimento e traspirabilità, che vuol dire che il sudore del bambino ristagna sul corpo, favorendo la proliferazione batterica e l’irritazione della parte, attraverso lo sfregamento della pelle. 

In generale si pensa che il cotone biologico metta la pelle dei bambini al riparo dai rischi legati alle sostanze chimiche. Peccato che anche se la materia prima può essere buona, i processi di lavorazione che questa subisce e i materiali con cui viene trattata prima di finire in vendita sono pericolosi.

In più ci sono dei forti dubbi che tutto quello che viene etichettato come cotone biologico sia effettivamente tale. Quante truffe sul biologico sono saltate fuori negli ultimi anni?

 

C’è anche chi crede che la soluzione sia il tessuto realizzato con la fibra organica di bambù ma, nonostante la pianta di bambù sia meravigliosamente sostenibile dal punto di vista ecologico e cresca in modo naturale senza la necessità di pesticidi, sono necessarie sostanze chimiche fortemente tossiche per trasformare le sue fibre in tessuto morbido.

E che dire del lino o la seta? Siamo sempre lì. Queste sono fibre molto assorbenti e con una buona traspirabilità ma vengono comunque sottoposte al processo produttivo che utilizza sostanze chimiche, siliconi, mordenti, coloranti, ecc.

 

Per ultimo, ci sono due “etichette” che creano molta confusione e provocano non pochi danni: l’anallergico e il Made in Italy. 

 

Del primo possiamo dire che non esiste nessuna certificazione che definisce una fibra o un prodotto anallergico, o meglio ipoallergenico.

Le uniche certificazioni che esistono riguardano il controllo delle sostanze chimiche utilizzate nei prodotti e sono a carico di società private con scopo di lucro.

Invece per quanto riguarda il Made in Italy, il sistema di forniture e subforniture è molto esteso e difficile da controllare e anche se la produzione avviene in Italia, i tessuti, le fibre, gli accessori arrivano da altri paesi europei o extra-europei dove i controlli sono molto più morbidi. 

 

In sintesi, basta che l’assemblaggio dei materiali avvenga in Italia per avere la denominazione Made in Italy.

Visto tutto questo direi che siamo ben lontani dal proteggere i bambini dalle sostanze irritanti dei vestiti.

Ovviamente non è colpa delle mamme. Come dicevo prima, è facile far passare un controllo di qualità a un capo che di qualità ne ha ben poca.

 

Perciò, se tuo figlio già soffre di dermatite (o vuoi evitare qualsiasi irritazione), è indispensabile sapere con quali sostanze viene a contatto ogni giorno.

Tuttavia, abbiamo visto che non è facile avere le giuste informazioni sulla composizione e produzione dei capi di abbigliamento.

 

Consapevole di questo, ho creato un report, frutto della ricerca medica e dei miei anni di esperienza nel settore tessile, per informare le mamme e aiutarle a proteggere la pelle dei loro bambini.

 

In questo speciale troverai:

  • Le particolari caratteristiche della pelle del tuo bambino che rendono la sua pelle, specialmente nei primi due anni di vita, super delicata;
  • Perché la prevenzione è l’unico rimedio per conservare la salute della pelle del tuo piccolo e perchè le creme, gli olii sono solo un rimedio tampone per curare arrossamenti ed irritazioni.
  • Il lato oscuro dell’industria dell’abbigliamento per i neonati;
  • Una guida toxic-free alla scelta dei vestiti da mettere al tuo piccolo amore.

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compila il form e scarica il report speciale

Ho preparato un report apposta per approfondire queste e altre procedure usate nella industria tessile, delle quali i genitori non sono consapevoli. Il report contiene anche una guida alla scelta dei tessuti più adatti ai piccoli, in modo che tu possa preparare la valigia del parto in totale serenità.