Tutto ciò che devi sapere sul cotone biologico

È arrivato il momento di sfatare un mito.

Le mamme sono sempre più attente ai tessuti con cui vestono i loro bambini, specie quelli più piccoli, e soprattutto visto il continuo aumento delle dermatiti.

Nella scelta del primo corredino si cercano capi che non danneggino la pelle dei neonati e per la neomamma può essere fonte di stress il fatto di non saper cosa comprare per i primi giorni e cosa portare nella valigia del parto .

E hanno ragione a voler scegliere con cura i tessuti da mettere sul corpicino dei loro bimbi. 

L’abbigliamento insieme alle creme e ai prodotti per la cura dell’igiene, è ciò con cui i bambini entrano maggiormente in contatto ogni giorno.

La brutta notizia è che l’industria tessile utilizza un quarto dei prodotti chimici del mondo ed è stata incolpata per il 20% dell’inquinamento idrico globale, rendendolo il secondo più grande inquinatore di acqua dolce del pianeta dopo il settore petrolifero.

Le sostanze chimiche che si riversano nell’ambiente sono gli scarti di quelle che non si sono attaccate ai capi di abbigliamento, quindi possiamo immaginare quante ne restano sui tessuti…

Tutte queste sostanze (coloranti, resine, mordenti, ecc) sono utilizzate nel processo produttivo per conferire al prodotto una determinata caratteristica.

Vengono usati per dare ai vestiti colori specifici, per renderli idrorepellenti o per garantire che i vestiti non si sgualciscano o ammuffiscano durante i periodi di trasporto. Tali sostanze quindi possono distaccarsi dai capi di abbigliamento quando vengono a contatto con acqua o sudore, con luce solare oppure per attrito fisico (per sfregamento) e andare a contatto con la pelle.

Quindi quando il bambino piccolo suda e si muove si produce uno sfregamento con il tessuto che potrebbe rilasciare particelle di sostanze dannose derivanti dal processo produttivo e che potrebbero permeare facilmente attraverso l’epidermide dato che la funzione barriera non è ancora efficiente.
Molto spesso le mamme quando si parla di proteggere la pelle dei bambini pongono attenzione solo all’intimo (body, mutandine, magliettine intime) perché è di colore bianco e si pensa che questo colore non venga processato chimicamente.
Questa credenza però non è corretta poiché le irritazioni e le dermatiti da contatto si verificano sulle braccia, sulle cosce e dove si formano delle pieghette, che creano irritazioni con il sudore.
Il body, che è il capo intimo più utilizzato nei neonati, copre solo il tronco fino alla parte superiore delle braccia (se è un body a mezza manica). I gomiti, l’interno braccia, le cosce, le ginocchia e il collo non sono coperti.
E ad esempio, il collo è una delle zone dove il bambino suda di più.
Inoltre, anche se il tessuto è bianco questo non significa che non sia stato sottoposto a un processo di coloritura e di finissaggio. Anche il bianco è un colore ed è sottoposto a processi chimici per rendere il tessuto lucido, morbido, confortevole e resistente ai lavaggi. In questo caso però presenta una solidità maggiore perché fa parte dei colori chiari che non contengono solfati di nichel.

(Solidità del colore: la variazione o la perdita del colore originale di un campione tinto o stampato a diversi agenti di alterazione ai quali i tessili possono essere sottoposti, durante il loro uso).

Quindi il pensiero comune
è più o meno è questo

“Prendo i body bianchi e per evitare qualsiasi rischio mi affido al biologico”

In teoria il cotone organico, come le altre fibre naturali bio, viene coltivato senza usare prodotti chimici di sintesi come fertilizzanti o pesticidi ed esclude la presenza di allergeni e OGM.

Perciò, la differenza rispetto al cotone convenzionale starebbe soltanto nel fatto che il biologico viene coltivato senza l’utilizzo di fertilizzanti e pesticidi.

Questo però non significa che il cotone biologico tiene la pelle dei bambini al riparo dai rischi legati alle sostanze chimiche! Perché non è tanto la materia prima utilizzata a essere incriminata, ma i processi di lavorazione che questa subisce e i materiali con cui viene trattata prima di finire in vendita.

In realtà, la piccola quantità di fertilizzanti e pesticidi che rimangono sulla fibra grezza viene completamente debellata durante tutti i processi di lavaggio e trasformazione che passano dalla filatura, tessitura, tintura, finissaggio e realizzazione del capo finito.

Inoltre ci sono forti dubbi che tutto ciò che viene etichettato come cotone biologico sia effettivamente tale.

Come spiega un report di Tessile e Salute: «…Coltivare cotone senza sostanze chimiche è molto difficile, riduce la resa dei campi e quindi anche la redditività dei contadini. Le percentuali di fibre bio nel mercato sono solo l’1% e difficilmente potranno crescere molto. Spesso la dicitura “bio” o “organico” sull’etichetta non corrisponde a verità o è riferita a una percentuale marginale di fibra.»

In sintesi, un capo realizzato in fibre “bio” non ha caratteristiche migliori o peggiori di uno normale: nel migliore dei casi, il suo pregio sta nel non aver provocato inquinamento nelle aree di coltivazione.

Per esempio: nel 2020 è stato scoperto uno scandalo in India (il maggior produttore di cotone biologico, con il 51% di quota di mercato) secondo cui più di 20.000 tonnellate di cotone erano state falsamente certificate come biologiche. L’indagine è stata avviata dall’ente certificatore GOTS (Global Organic Textile Standard, che certifica come biologico un prodotto con non meno del 70% di fibra organica certificata). Altre contraffazioni sono state rilevate da Gots in Cina nel 2011.

E non sono gli unici…

Come faccio
a sapere queste cose?

Mi chiamo Ezio Depalo e sono il fondatore della VERNIX S.r.l., start up innovativa che ha rivoluzionato il mondo dell’abbigliamento per neonati.

Come terza generazione di imprenditori nel campo della produzione di abbigliamento per bambini ho avuto modo di studiare da una parte le fibre di tessuto, e dall’altra la pelle dei bambini… proprio perché ho sperimentato cosa vuol dire avere un bambino con la pelle ipersensibile.

Ho dedicato gli ultimi due anni della mia vita ad approfondire lo studio della pelle dei bambini attraverso la dermatologia pediatrica e dalla mia esperienza nell’industria tessile posso dire che i cotoni migliori qualitativamente sono il PIMA e le qualità premium del cotone egiziano (quello prodotto lungo il fiume Nilo). 

Il PIMA appartiene a una specie di cotone meno comune (Gossypium barbadense) e prende il nome PIMA da un gruppo di indiani che lo coltivò per primo negli Stati Uniti.

Ho creato questo report gratuito per aiutare le mamme a individuare i tessuti più adatti alla pelle dei loro figli. 

Leggendo lo special report potrai scoprire:

  • le menzogne dell’industria tessile per neonati per spuntare profitti maggiori incuranti della salute dei più piccoli;
  • L’importanza dei tessuti a contatto con la pelle del bambino (anche se non l’avresti mai pensato) sulla salute del tuo bambino e sul tuo benessere psico-fisico;
  • come le certificazioni ed il made in italy sono utilizzati dai produttori di abbigliamento per neonati come strumento di marketing.
  • una guida toxic-free alla scelta dei vestiti per il tuo piccolo amore.
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